lunedì 11 marzo 2019

I want feel ecological air

Scalzo per essere ecologico, ecologico per guidare ad essere scalzo, incomincio a scrivere questo post con un boomerang di parole date da una mia necessità. La necessità di comunicare un messaggio per evitare uno scioglimento totale della calotta polare.
Non siamo più capaci di sentire con la pianta del piede il terreno che tocchiamo. Nello spazio terreno si muove un’entità governata da un Dio Denaro che aguzza un ingegno egoistico e mai un ingegno ambientale.
Cerchiamo di ricucire la toppa aperta dell’inquinamento pensando e pensando, senza portare a compimento un miglioramento: farnetichiamo con le parole senza cercare e usare strumenti per convincere il vicino di casa a lottare per le piste ciclabili e a ridurre l’anidride carbonica nell’aria.
Ogni anno poniamoci l’obiettivo di piantare più alberi e costruire attraverso il teatro, la poesia e la musica opinioni. Collezioniamo e costruiamo opinioni in grado di annientare la piaga dell’anidride carbonica.

Tutto questo cercherò di raccontarvelo in un libricino che sto scrivendo sull’ecologia. 

sabato 22 dicembre 2018

Potenza

Pochi giorni fa intrapresi Via Colombo, arrivai a Villa Sesso, percorsi Via dei Gonzaga e arrivai in città per raggiungere la Panizzi. Sentivo l’esigenza di andare in Panizzi, perché volevo trovare un libro sullo scalzismo, da leggere e documentarmi.
“Segui l’istinto travolgi le idee contrarie, diffondi la tua opinione e rifiuta la staticità. Diffondi un cambiamento at personam”, by Damiano Cabassi, questa frase descrive il contenuto che voglio cercare di emettere. Quel giorno, volevo/DOVEVO trovare quelle linee guida per scrivere un resoconto sull’ecologia. Vedendo la città travestita da luci natalizie, mi venne in mente una metafora: la disabilità e i camion. A questo punto la domanda che vi sorgerà spontanea sarà: cosa diamine c’entra la disabilità con i camion!? Domanda legittima, al quale, cerco di rispondere. 😊
Nel mio immaginario collettivo i camion sono i disabili e le macchine, rappresentano la gente “nata da un parto normale”. I camion in una strada di città sono lenti, perché trasportano materiali che i negozi o le case hanno ordinato. I disabili sono come camion, perché trasportano un materiale privo di forma fisica nella società, che si trasforma in speranza e in coraggio, elemento cardine di ogni giorno.
I camion sono mezzi costruiti per andare piano e in autostrada, solitamente viaggiano nella corsia destra, che sarebbe la corsia dedicata ai veicoli sotto le 5 tonnellate intendiamoci, il disabile non è architettato per andare veloce ma porta con se merci: sapere e coraggio, che il mondo deve avere.

Una macchina non può trasformarsi in camion e viceversa, perché la fabbrica ha deciso quale forma dare al ferro. Un disabile può trasformarsi perché è dotato di astuzia per capire, modellare, guidare e revisionare. Le macchine seguono le correnti di un pensiero, continuamente soggetto a modifiche e lontane da una mentalità di lentezza.  




lunedì 17 dicembre 2018

Picchetti di fantasia


Tutto è fermo!!! La stanza è silenziosa e le ragnatele ondeggiano per le folate di vento che provengono dalla finestra. Nessun rumore di passi, si allontana o si avvicina al letto. Mozziconi di polvere rivestono il pavimento e l’aria gelida penetra le vene di un contadino, che pur essendo stanco, non riesce a sdraiarsi sul letto. Un cortometraggio che non sa riavvolgersi perché vuole, desidera prolungarsi nell’infinito e diventare capolavoro, da guardare nelle sale cinematografiche. Il cortometraggio continua a girare, sforando tranquillamente i minuti: prende tempo perché desidera dare al pubblico un messaggio preciso … Il suo pubblico. Un pubblico chiamato a farsi guidare dalla fantasia. Un pubblico chiamato a sfondare le pareti della sala cinematografica e a trasformare la realtà in storia di successo.  Volgi lo sguardo nell’onda di gente che si abbatte in città e vedi, capti gli artisti di strada che aspettano di vedere danzatori semplici, non istruiti a ballare. Persone di città che si buttano, senza pretendere di fare performance particolari.  L’occhio di un faro lontano, illumina la capacità creativa della semplicità. 

mercoledì 5 dicembre 2018

GUIDA DI MUSEI

18/11/2018

Il battito delle ore
suonava forte
da accendere lancette già incandescenti
per quel minuscolo frangente di attimo.
Dava compagnia
quell’algoritmo di tempo,
dove i sentimenti
cadevano come carta in batteria.
La voce, tigre di un’aria rarefatta
era troppo forte
da aprire le porte
e troppo spontanea
da circoscrivere una forma
reale e veritiera alla mia orma.
La direzione della mia freccia
è sempre così decisa
da azzannare, in quell’istante
una velocità di illusione intrisa.
Troppo forte…
Le mani volevano penetrare nei suoi capelli;
le mie corde vocali volevano limarsi con le sue
ma la protagonista del magico artefatto
scese le scale
senza più farsi trovare.